Il termine steganografia deriva dalle parole di origine greca 



o
(stèganos
= nascosto) e 

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(gràfein = scrivere). È la scienza che studia i metodi per
nascondere un’informazione in un’altra, in modo tale che la sua presenza passi inosservata
(non desti sospetto) per tutti coloro che non sono i destinatari dell’informazione
stessa.
Tecniche di questo tipo venivano utilizzate già dagli antichi romani, che tra le righe di un messaggio ne scrivevano un altro utilizzando del succo di limone o del latte, che in seguito poteva essere riletto avvicinando il supporto cartaceo al calore di una fiamma. I greci, come riporta Erodoto, inviavano messaggeri ai quali era stato precedentemente tatuato il messaggio sulla testa e, una volta giunti a destinazione, venivano loro rasati i capelli in modo da poter leggere il messaggio che trasportavano.
Il primo vero passo in avanti, per quanto riguarda le tecniche steganografiche, fu compiuto dall’abate Johann Heidenberg (1462-1516), conosciuto come Giovanni Tritemio, con i suoi trattati “Steganographia” e “Clavis Steganographiae”, nei quali vengono gettate le basi per un modello di steganografia usata ancora oggi. Il sistema più semplice indicato da Tritemio è quello di considerare soltanto le prime lettere di ogni parola del testo per nascondere un messaggio. Ad esempio se si desidera comunicare il messaggio “scappa dal rifugio” con una tecnica di questo tipo, si potrebbe scrivere un testo simile al seguente: “stiamo cercando amici per poter andare domani al lago, restando insieme forse un giorno intero ostinatamente”. Leggendo infatti soltanto le prime lettere di ogni parola si ottiene il messaggio nascosto “scappa dal rifugio”.
Tritemio elaborò una quarantina di sistemi steganografici che sfruttano varie combinazioni di acronimi e dei dischi rotanti basati sulla sostituzione alfabetica di Cesare, secondo la quale ogni lettera del messaggio vienesostituita da quella che occupa, nell’alfabeto, la posizione della lettera considerata traslata di X posti, dove X è conosciuto sia dal mittente che dal destinatario (ad esempio se X=3 ogni lettera A che compare nel messaggio nascosto è sostituita con la lettera D, ogni lettera B è sostituita con la lettera E, ogni lettera C è sostituita con la lettera F, ...). Ad esempio, il messaggio “Mio zio è andato a Zurigo non per incontrare Silvia e nemmeno le Kromanev, quindi domani si farà il solito giretto nel centro storico. Dovrebbe mandarmi un kimono per sabato, e allora...” può nasconderne un altro. Infatti considerando la prima lettera di una parola sì e una no, si ottiene il messaggio incomprensibile, “zazpsnkdfsnsmksa”, che per mezzo della sostituzione di Cesare con X=13 (che quindi sostituisce le ‘a’ in ‘o’, le ‘b’ in ‘p’, le ‘c’ in ‘q’, ecc...) si trasforma in “nonfidartidicaio”.
Dunque, soltanto chi è a conoscenza del fatto che un messaggio ne contenga un altro nascosto e di quale sia il meccanismo di cifratura, è in grado di decifrare il messaggio nascosto.
[da completare ...]